A distanza di anni dal PROSPECT, due importanti studi hanno riacceso l’attenzione sulla placca aterosclerotica vulnerabile come predittore di eventi cardiovascolari. Lo studio CLIMA, basato sull’OCT applicato alla discendente anteriore in 1003 pazienti, ha dimostrato che la presenza simultanea di quattro criteri di vulnerabilità identifica soggetti con un’incidenza di morte cardiaca o infarto a un anno pari al 19%, con un rischio aumentato di 7,5 volte rispetto ai pazienti senza placche vulnerabili.
Lo studio LRP e il ruolo dell’IVUS-NIRS
Lo studio LRP, condotto su 1.271 pazienti con IVUS-NIRS, ha dimostrato che un maxLCBI4mm superiore a 400 — espressione dell’estensione della componente lipidica della placca — raddoppia il rischio di eventi cardiaci maggiori (MACE) a due anni, con un rischio relativo di 2,1. Il vantaggio principale di questa metodica rispetto all’OCT risiede nella maggiore riproducibilità e semplicità di lettura delle immagini.
Implicazioni cliniche
La convergenza dei risultati di CLIMA e LRP rende oggi più concreta la possibilità di stratificare il rischio residuo nei pazienti con coronaropatia nota. Studi randomizzati come l’INTER-CLIMA sono in corso per valutare se il trattamento mirato delle lesioni vulnerabili identificate all’OCT riduca effettivamente gli eventi, aprendo una nuova era nella cardiologia interventistica preventiva.
Fonte: Prati F, et al. The CLIMA study. European Heart Journal 2019; Waksman et al. The LRP study. Lancet 2019.


